Stella Jean e Dutch Wax Prints

stella-jeanQuesta storia inizia qualche giorno fa, quando, invece di lavorare, stavo chattando con Sara su FB e parlavamo di quanto ci piaccia Stella Jean. Sara mi invia l’immagine che è in copertina ed io dico: “sai che nella mia città c’è un negozio in cui ho visto delle stoffe, veramente africane, che sarebbero adattissime per confezionare abiti alla Stella Jean?” E aggiungo: “Peccato che ci sia da avere paura ad entrarci, una volta ci ho provato e mi hanno praticamente cacciato, mi sa che hanno un altro tipo di clientela e traffici loschi, sai, vendono prevalentemente parrucche e tupè colorati, non so se mi sono spiegata…”.

Dopo questo scambio di battute bon ton la conversazione ha preso altre vie, ma il sabato successivo mi sono ricordata del negozietto in cui ero entrata qualche anno prima per chiedere di una parrucca (ebbene sì, prima o poi vi devo raccontare anche questa) e dopo qualche esitazione ho preso il coraggio a due mani e sono entrata nuovamente. Ero vestita di tutto punto (esattamente così), in stile Prada, con sandali dorati a tacco 12, lavata e stirata alla perfezione. Nel bugigattolo di due metri per tre dietro al banco c’era una signora africana monumentale con una cesta di capelli ricci in testa e di fronte a lei, seduta, un’altra donna, più anziana, forse di etnia rom. Nell’aria un odore penetrante di patchouli. Tutto d’un fiato, con un bel sorriso ho detto: ”Buongiorno signora, avevo visto tempo fa delle stoffe africane stampate a colori vivaci, ha ancora qualcosa?” La prima risposta è stata un secco “NO!” piuttosto ostile, allora ho insistito garbatamente: “Ma proprio niente, nemmeno un avanzo?”. Nel frattempo l’altra signora aveva posato l’occhio sui miei sandali ed aveva cominciato a farmi complimenti, lamentandosi del fatto che lei non poteva più portarli perché le facevano male i piedi. Allora anche io ho cominciato a fare conversazione dicendole: ”Sa, anche io mi sfogo il sabato perché di solito vado in treno e cammino tutto il giorno, e non posso portare i tacchi alti …” Insomma, il mio tentativo di fare la simpatica ha funzionato e a breve chiacchieravamo tutte e tre dandoci del tu. La proprietaria allora ha tirato fuori due pezzi di stoffa e mi ha detto che non ne aveva altri per il momento, ma che, forse, in estate avrebbe ripreso qualcosa. Le pezze erano da 6 iarde. Ha detto: “30 euro ciascuna” io ho replicato: ”20”, alla fine ci siamo accordate per 25.

Sono uscita soddisfatta dell’affare, le fantasie erano davvero belle! Rientrata in macchina le ho tolte dal sacchetto per ammirarle e mi è cascato l’occhio sulla cimosa dove era scritto “Holland Wax Print”. Ora, il mio cervello ha tre neuroni, però sono molto ordinati, catalogano rigorosamente tutte le informazioni provenienti dall’esterno e le mettono negli appositi scomparti. Le tre parole “Holland” “Wax” e “Print” messe insieme, unitamente al fatto che secondo me il tessuto doveva essere africano, perché le stampe erano esattamente quelle che portano gli africani e per di più me lo aveva venduto una donna sicuramente africana, hanno portato lo scompiglio e i tre, nel tentativo di dare luogo ad una sinapsi logica, si sono ingarbugliati in una matassa inestricabile. Mi spiego: Holland = Olanda o Paesi Bassi che dir si voglia, Wax = Batik, ossia la tecnica indonesiana di pittura della stoffa che utilizza la cera (qualche volta mi sono cimentata) e che non è una stampa vera e propria, Print = stampa che quindi non può essere veramente Wax, Africa = Africa che non è Olanda. Non so se mi sono spiegata, fatto sta che, siccome i miei neuroni hanno anche il difetto di essere curiosi, appena rientrata a casa mi sono catapultata al computer e ho cominciato a cercare sul web. Ho così scoperto l’incredibile storia dei tessuti dell’Africa occidentale, una storia sorprendente a me totalmente sconosciuta.

Ne ho lette diverse versioni e ve ne propongo una sintesi un po’ brutale, rimandando chi fosse interessato ad approfondimenti a questo articolo di che mi sembra assai ben scritto. Gli olandesi avevano possedimenti coloniali nelle cosiddette Indie Orientali, che comprendevano il Borneo, Sumatra e Giava, dove i tessuti tradizionali erano realizzati con la vera tecnica del Batik. I commercianti riportarono in patria i tessuti ed iniziarono a riprodurli in modo semplificato con tecniche di stampa industriale. I van Vlissingers, per esempio, erano una famiglia di mercanti che nel 1846 fondò un’azienda proprio per realizzare nei Paesi Basi la produzione di massa di tessili con stampa tipo Batik e furono i fondatori di quello che ad oggi rimane il marchio più famoso e diffuso per i Ducth Wax Prints: la Vlisco appunto.

I tessuti non incontrarono il gusto Europeo ed iniziarono invece ad essere esportati dapprima nelle Antille olandesi e nella zona dei Caraibi e poi nella zona occidentale dell’Africa che si trovava sulle rotte dei mercanti. In queste zone i tessuti ebbero successo, tanto che i produttori iniziarono a produrre espressamente per quel mercato, modificando le stampe iniziali e introducendo nuovi pattern per venire incontro alle esigenze della tradizione locale, che nelle stampe dei tessuti degli abiti vede una vera e propria forma di linguaggio.

Infatti ad ogni stampa corrisponde un messaggio ben preciso, con dei codici che è bene conoscere prima di scegliere il proprio tessuto. “L‘armoire de Yaïvi” presenta una selezione di tessuti, peraltro parziale, con i nomi ed i messaggi contenuti in ciascun pattern.

Sono_occupata_wax_print

Sono occupata, il mio cuore non è libero.

Non_mi_lasciare_wax_print

Amore non mi lasciare, le volute simboleggiano l’incomprensione, ma si indossa anche nel caso di una riconciliazione col partner.

Mio_marito_è_famtastico

Mio marito è fantastico, era un tessuto un tempo molto costoso e solo le mogli degli uomini più facoltosi lo potevano sfoggiare.

Sono_meglio_della_mia_rivale_wax_print

Valgo più della mia rivale, lo indossa una donna che vuole palesare di avere una rivale e ribadire di essere meglio di lei.

Se_esci_esco_anche_io_wax_print

Se esci esco anche io, si indossa per rivendicare la parità di diritti con l’uomo.

genitrice_wax_print

Genitrice, lo indossa una donna matura che esce con un uomo più giovane, provvedendo economicamente alle sue spese.

Sono_libera_wax_print

Sono libera e cerco un avventura o una relazione.

Non_ho_paura

Non ho paura e incenerisco la mia rivale.

Il_grotto_della_discordia_wax_print

Il “grotto”, ho un amante ricco che paga per me, detto anche il tessuto della discordia, perche tutte le mogli di uomini ricchi si faranno delle domande e andranno a controllare i conti.

vedo_ma_non_parlo_wax_print

Vedo ma non parlo, simbolizza saggezza e moderazione.

Le_unghie_di_Teresa_wax_print

Le unghie di Teresa, che sfigurerà l’amante del marito con le sue stesse mani.

Il_tessuto_delle_cinque_wax_print

Il tessuto delle cinque, a quell’ora gli uomini si riunivano per parlare e le donne passeggiavano nei paragi per farsi ammirare.

La_donna_indipendente_wax_print

Il tessuto della donna che è indipendente economicamente e può da sola provvedere alle necessità della famiglia.

La_crisi_wax_print

Il tessuto che simboleggia la crisi con le foglie di manioca, cibo comune nella cucina africana.

La_riconciliazione_wax_print

Tutti gli uccelli volano nella medesima direzione, il tessuto della pace e della riconciliazione.

La_torre_di_Babele_wax_print

La torre di Babele, prende il nome dall’omonima telenovela brasiliana.

La_donna_forte_wax_print

La donna forte e capace, che si sente pari all’uomo.

L_Unione_fa_la_forza_wax_print

L’unione fa la forza, una mano intera che porta soldi e le dita da sole che non possono niente.

La_parità_wax_print

Ancora un tessuto che simboleggia la parità, ma anche la donna possessiva che vuole seguire ovunque il marito.

Gli_occhi_della_rivale_wax_print

Gli occhi della rivale: il giallo rappresenta la bellezza femminile, l’occhio nero la rabbia, quello rosso la gelosia della rivale.

Si sa che i vestiti sono l’alfabeto del corpo!

Torniamo quindi all’inizio e alle creazioni di Stella Jean, che hanno incontrato il gusto di tante signore e ragazze. Sono esse stesse “meticcie”, proprio come i Dutch Wax Prints. Le forme sono tradizionalmente Europee, anzi, provengono dal nostro passato recente, dagli anni ’50 e ’60, ma sono realizzate in parte con tessuti “coloniali” di gusto africano e caraibico, prodotti essi stessi in Europa, con un base culturale che è addirittura Indonesiana! In fondo molte di noi hanno desiderato di potere portare i mix di pattern coloratissimi che le donne africane sanno indossare con innata eleganza e Stella, ex indossatrice italiana di madre haitiana, ha creato una moda perfettamente Europea, proprio come lei, ma ibridata con suggestioni cosmopolite e probabilmente proprio questo è il segreto di tanto successo!

Concludendo: i miei neuroni si sono rassicurati, ho comprato due pezze di stoffa meravigliosa, e, se anche voi voleste comprale ho trovato un sito (più economico) oltre a Vlies dove acquistarle, so perché Stella Jean, che non ha origini africane, ha nel suo DNA i Dutch Wax Prints e so anche che, indossando stampe africane, devo stare attenta a come parlo!!

Non mi resta che trovare il modello…consigli? E voi quale tessuto scegliereste?

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Written by Cecilia

Maths and Fantasy

Commenti

  1. Vabbè, ma che post fantastico.
    Premesso che adoro Stella Jean, non pensavo che mi sarei innamorata dei tessuti africani o sarebbe meglio dire olandesi a questo punto e invece… Il suo mix di Africa ed Europa per me è pazzesco.
    Comunque con questo post ho scoperto davvero tante cose ed è inutile dire che mi sono persa a guardare tutte le stampe e i loro incredibili significati, che non sospettavo minimamente. La mia preferita – presente anche nella p-e di Stella – è quella con gli uccellini che vanno tutti nella stessa direzione.
    Peace & Love Cecilia!

    Alessia
    ElectroMode

  2. Che bel post, Cecilia!
    Come sai (http://trashic.com/2014/02/armadio-base-primavera-estate/) anche io adoro la stella e sono anche andata a provare i vestiti che in un certo senso, dal vivo mi hanno un po’ deluso.
    Le giacche sono rigide e per essere di una collezione estiva anche eccessivamente pesanti.
    Le gonne pure erano pesanti e spesse, cioè parlo proprio dei tessuti che mi riusciva difficile vedermi indosso in estate.
    Ho provato i copricapo che però insomma… facilmente replicabili con un qualsiasi foulard, benché in questo caso la rigidità dei tessuti aveva un senso.
    poi ho provato la camicia a quadri, molto carina e confortevole, ma era il pezzo meno ‘stella jean’.
    infine la vera delusione è stata la collana che in sfilata penso sarei saltata al collo di una modella per accaparrarmi e che invece toccata con mano era ‘inconsistente’… leggera, sembrava che le palline rivestite fossero palline da ping pong. e anche la catena… sembrava plastica. se non sbaglio veniva 330 eur. be’… sto bene anche senza.
    A questo punto penso che sia molto più saggio prendere il più possibile dallo styling della sfilata, magari replicando dei pezzi con tessuti come hai fatto tu, piuttosto che acquistare qualcosa della collezione.

    • Anche io ho fatto la medesima esperienza e, come te, pur amando moltissimo lo stile di Stella Jean, sono rimasta un po’ delusa. Le cose pù “Stella” sono le più facilmente riproducibili, il che mi ha innsecato una serie di pensieri sull’esclusività degli abiti che spesso è una delle principali ragioni del loro successo!!

  3. Che bel post, non conosco quasi nulla di questi tessuti, non immaginavo la storia pazzesca che custodiscono. Anch’io sto cercando una stoffa per una gonna ispirazione Stella Jean, speriamo di trovare qualcosa :)

    • Maurizia, prendi seriamente in considerazione l’idea di acquistarli online! Io ho messo i link di due siti, il secondo (Julius Holland) ha i tessuti che ho comprato io, e di cui ti posso garantire la buona qualità (sono cotoni molto pesanti). Costano esattamente quanto io li ho pagati: 25 € per 5 metri (altezza 110), che mi sembra un prezzo più che ragionevole!

  4. Questo post è meraviglioso e quelle stampe adorabili!

  5. ma che splendido post! Che storia dietro a delle stoffe!!
    Anch’io alle volte tendo ad acquistare stoffe che puntualmente poi rimangono là perché devo arrendermi al fatto che sono negata…

  6. bellissimo blog, bellissimo post….anch’io adoro le gonne di Stella J. e dalla mia ricerca posso consigliarvi https://www.etsy.com/it/cart?ref=si_cart
    sicuramente la fantasia più bella della stagione. io ne ho comprato 6y…quando arriverà vi terrò informate!!

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